Stitichezza

Che cos'è

La stitichezza (o stipsi) è una diminuzione nella frequenza delle evacuazioni e/o una modificazione qualitativa delle feci, che divengono dure e scarse. La frequenza della defecazione varia da persona a persona ed è sbagliato ritenere di essere stitici se l'intestino non si libera ogni giorno; una sola evacuazione ogni tre quattro giorni, così come tre evacuazioni al giorno sono da ritenersi nella norma, se non procurano disturbi e sensazione soggettiva di pienezza o dolore.

Come si manifesta

Si possono distinguere due diverse forme di stitichezza: una acuta e una cronica. La prima è un disturbo temporaneo che può essere secondario, ad esempio, ad interventi chirurgici, che obbligano all'immobilizzazione forzata, a malattie acute, o anche, semplicemente, ad un lungo viaggio; in genere, una volta superato il momento contingente, la stitichezza si risolve in breve tempo.
La stitichezza cronica, quando non dipende da altre cause patologiche che devono essere indagate dal medico, è generalmente legata a diverse condizioni, fra cui:
  • le abitudini alimentari scorrette, soprattutto una dieta povera di fibre e ricca di carboidrati raffinati, ma anche l'irregolarità dei pasti;
  • la sedentarietà. La scarsa (o assente) attività fisica provoca debolezza dei muscoli addominali e, di conseguenza, un?eccessiva pigrizia intestinale
  • particolari condizioni di vita e di lavoro, che, a volte, non permettono una risposta immediata allo stimolo della defecazione. Le feci, rimanendo più a lungo nell'intestino, divengono più dure, rendendo l'evacuazione più difficile e talora dolorosa.
Queste condizioni possono inoltre essere aggravate dalla concomitante presenza di emorroidi o ragadi anali, creando un circolo vizioso che aggrava ulteriormente la stitichezza.
Inoltre, l'eccessiva attenzione nei confronti della linea e del mantenimento del peso forma, porta spesso a sottoporsi a diete irrazionali e ad assumere purganti o lassativi che, non solo non sono utili al dimagrimento, ma sono essi stessi causa di stipsi o di diarrea. L'abuso di lassativi induce infatti un ''impigrimento'' dell'intestino che, con il passare del tempo, perde completamente al capacità di contrarsi. E' importante ricordare, infine, che anche alcuni farmaci assunti abitualmente possono essere causa di stitichezza.

Quali sono le cause

La modificazione della composizione delle feci è dovuta solitamente ad una eccessiva perdita di acqua, a causa sia dello stazionamento prolungato delle feci nel colon, ma anche all'assenza (o alla scarsa presenza) nelle feci di materiale indigeribile (fibra). In genere chi soffre di stipsi avverte un senso di pesantezza e malessere diffuso.
Molte persone, tuttavia, ritengono di soffrire di stipsi nonostante la loro funzione intestinale sia normale: molto spesso si tratta semplicemente di una sensazione soggettiva di insoddisfazione relativa all'evacuazione.

Cosa si deve fare

Escludendo le condizioni in cui la stitichezza è secondaria ad altre malattie (es. del colon, del retto, neurologiche o metaboliche), la stipsi può essere risolta modificando le proprie abitudini dietetiche e di vita.
La dieta, in particolare, deve essere ricca di fibra e deve prevedere l'assunzione di elevate quantità di liquidi, che hanno la funzione di idratare le feci ed aumentarne il volume, riducendo il tempo di transito nell'intestino e lo sforzo all'atto della defecazione.
E' importante seguire un'attività fisica anche leggera ma costante (ad esempio passeggiare o andare in bicicletta) che favorisca il mantenimento di un adeguato tono dei muscoli addominali.
E' utile inoltre rispettare orari fissi nella defecazione, assecondando lo stimolo quando si presenta e assumere una corretta posizione, adottando, se possibile, una posizione accovacciata, o sedendosi sul water appoggiando i piedi su un supporto alto circa 30 cm per favorire la spinta dei muscoli addominali.
Quando, nonostante l'adozione di norme dietetiche e comportamentali, non si ottiene alcun risultato, si può ricorrere ai lassativi, ma solo se si seguono regole ben precise per evitare i possibili danni legati al loro uso.
Tra i lassativi disponibili sul mercato sono senz'altro da preferire i ''lassativi di massa'' a base di fibre vegetali (es. crusca, psillio, ecc.), che agiscono ammorbidendo e aumentando il volume delle feci, favorendone l'espulsione. Questi prodotti possono essere impiegati con tranquillità anche per periodi prolungati. Tutti gli altri lassativi, anche quelli di provenienza vegetale e perciò ritenuti ''naturali'' (es. senna, cascara, rabarbaro, ecc.) possono interferire con il normale funzionamento dell'intestino e determinare, se usati a dosi elevate e per lungo tempo, danni intestinali e dipendenza. L'impiego di questi lassativi deve dunque essere limitato nel tempo (1-3 giorni) e destinato a forme occasionali di stitichezza.

Quando rivolgersi al medico

Cambiamenti improvvisi nelle abitudini intestinali e periodi di stitichezza alternati a episodi di diarrea, con perdita di peso e perdita di sangue con le feci, sono condizioni che devono sempre essere sottoposte all'attenzione del medico, in quanto potrebbero essere il segnale di una malattia in atto. Una controindicazione assoluta è la concomitante presenza di dolori addominali, nausea e vomito non valutate dal medico: potrebbero essere il segno di un'appendicite acuta o di altra malattia intestinale e un lassativo potrebbe risultare quanto mai rischioso.

Data di redazione Archivio Saninforma.


Copyright © 2000-2016 - Az. Speciale Farmacie Comunali Riunite - Reggio Emilia
É vietata la riproduzione anche parziale di testi e immagini presenti sul sito.